L’intervista – Alessandro Fei verso l’addio alla Maglia Azzurra (con riserva): “Vedremo!”

CATANIA, ITALY - OCTOBER 01: Alessandro Fei of Italy serves during the FIVB Men's Volleyball World Championship Italia 2010 match between Germany and Italy on October 1, 2010 in Catania, Italy. (Photo by Maurizio Lagana/Getty Images)

Alessandro Fei risponde alle nostre domande. Timido, riservato, apparentemente un po’ frastornato, il “Fox” nazionale è da sempre quella che si può definire la pedina più forte della Rappresentativa Azzurra da qualche anno a questa parte. Tanto, spesso e volentieri, da essere identificato – anche se lui ne farebbe volentieri a meno – con la Nazionale stessa. Opposto della Sisley Treviso – dove con tutta probabilità finirà la sua carriera – Alessandro Fei è nato nel 1978 e fino alle Olimpiadi del 2004 ha giocato da centrale, prima di diventare uno schiacciatore opposto con un braccio veloce – da “middle blocker” appunto –  e dalle ottime qualità a muro.

Luigi Mastrangelo and Alessandro Fei (R) of Italy celebrate after defeating Japan during the first round of the men's FIVB Volleyball World Championship in Milan September 25, 2010. REUTERS/Paolo Bona (ITALY - Tags: SPORT VOLLEYBALL)

A conti fatti, come è andato questo Mondiale?

Alla fine, credo sia andato bene. Abbiamo raggiunto un 4° posto dopo diversi anni che arrivavamo più in basso nelle classifiche finali e questo deve essere visto in maniera positiva. Abbiamo raggiunto una semifinale, ma credo che avremmo potuto dare di più. Potevamo senz’altro giocare meglio. E non solo contro la Serbia. Certo, il Brasile è fortissimo, ma chissà cosa può succedere se noi riusciamo ad esprimerci al nostro meglio…

Si vociferava già durante il torneo che questo per te sarebbe stata la tua ultima volta con la maglia azzurra. Cosa ci dici a riguardo?

Penso di sì. E’ una questione di condizione fisica. Difficilmente riesco ad essere al 100% a questi ritmi e il fisico non riesce a stare per un anno intero sotto pressione in questo modo. Inizio ad essere un po’ vecchietto…

E per le Olimpiadi, cosa dici?

E’ una questione di priorità. Sicuramente quello che ho fatto quest’anno era l’ultimo Mondiale. Per le Olimpiadi bisogna vedere. Se mi vorranno in panchina, magari potrei anche dare una mano…

Come Giba per il Brasile?

(sorride)

Parte del “popolo” amante della pallavolo – di facebook e non – ha azzardato un giudizio negativo nei tuoi confronti: si dice che tu sia mancato tanto nei momenti decisivi di quest’ultimo Mondiale. Cosa rispondi a queste critiche?

Italy's (from L) Alessandro Fei, Luigi Mastrangelo and Simone Parodi try to block Japan's Shimuzu Kunihiro during the first round of the FIVB Men's Volleyball World Championship in Milan, September 25, 2010. REUTERS/Paolo Bona (ITALY - Tags: SPORT VOLLEYBALL)

L’ho sempre detto che sono arrivato un po’ cotto a questa competizione. Me ne rendo conto anch’io. Non ho giocato bene, ma non credo che sia solo un giocatore a fare la differenza. Come l’Italia non ha perso perché mancava Fei quando Fei non c’era, così non credo che sia colpa di Fei se l’Italia non ha raggiunto il podio in questi Mondiali.

Insomma, preferiresti, per fare una metafora ciclistica, essere considerato più un gregario che un leader?

Non ho mai pensato di fare il leader. Dico solo che si gioca in 12 e che se qualcuno pensa che basti un giocatore che non gira per perdere o vincere, questo qualcuno non ha capito che cosa è davvero la pallavolo. Poi, se mi si vogliono fare degli appunti tecnici e tattici, io accetto qualsiasi cosa. Senza nessun tipo di problema.

Archiviamo i Mondiali. Cosa dici di questo campionato di serie A1 che sta per iniziare?

Ci siamo rinforzati con dei buonissimi giovani e prima di esprimere un giudizio dobbiamo vedere come andranno le prime gare. Noi giochiamo contro Forlì ma ci sono tanti punti di domanda: l’incognita Modena per esempio, così come bisogna capire in che modo reagiranno Cuneo e Trento ai diversi innesti di quest’anno. Vediamo. Ora giochiamo la prima…

Alessandro Fei è quel giocatore che quando fa punto non si batte il pugno sul petto. Questo no. Non è quello che ti cattura per la commozione che gli si legge in viso dopo una vittoria. E neanche quello che dopo una sconfitta rimane seduto in panchina con la testa tra le mani o a guardare nel vuoto. Ma rimane quel giocatore che ci ha fatto conoscere in tutto il Mondo negli ultimi tempi di tristi risultati internazionali. Rimane quella pedina che speri sempre possa cambiare la gara e che, quando non la cambia, o quando sbaglia (come sbagliano tutti) si ritrova addosso più critiche degli altri.

In fondo, la sua timidezza non significa niente: non significa che la Nazionale e i risultati gli rimangano indifferenti. Ronaldo pianse lacrime e muco nel 2002 quando l’Inter perse lo scudetto contro la Lazio. Ma, a conti fatti, a lui dell’inter non gliene fregava un granchè…

Per inquadrare la questione in maniera calcistica, si potrebbero usare due esempi: se il Cagliari di Manlio Scopigno perdeva, non era certo colpa di Comunardo Niccolai (il massimo esperto in autoreti d’Italia), ma i tifosi dicevano: “e… se Gigi Riva avesse segnato….”. A vincere in quegli anni, però, furono entrambi. E a non vincere negli anni successivi, pure.

Il secondo esempio è più semplice da capire e chiude il cerchio. Anche chi non ha una cultura calcistica tale per conoscere Niccolai, Scopigno e Riva potrà comprendere: a far grande la nazionale nel 1982 fu certamente Marco Tardelli, di cui è rimasto l’urlo e le lacrime. Ma un Dino Zoff “qualsiasi”, nonostante parlasse e parli ancora oggi a stento, è stato senza dubbio una firma importante nei sogni d’Italia. O no?

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